DIOCLEZIANO E LA CRISI DI ROMA
Lucia fu una delle tante vittime della persecuzione di Diocleziano. Divenuto imperatore nel 285. Diocleziano dovette da subito affrontare le profonde crisi economiche e sociali di Roma e le minacce di un grave disordine politico e militare. Rafforzò così i confini dell'Impero, minacciati dai barbari che premevano alle frontiere in cerca di terre e tentò di frenare la decomposizione del potere imperiale fondando il sistema della Tetrarchia, in base alla quale il potere stesso fu condiviso da due "Cesari" scelti dagli "Augusti" e predestinati successori di questi.
SUDDIVISIONE DELL'IMPERO
L'Impero venne perciò diviso in quattro parti in modo che in ciascuna fosse uguale la responsabilità delle frontiere da sorvegliare e "Augusti" e "Cesari" collaborassero, nello stesso tempo, a garantire l'unità d'Occidente ed Oriente che per tanto tempo avevano dimostrato d'essere incapaci di convivere. Rafforzati potere e confini, gli imperatori cominciarono a perseguitare i cristiani perché ritenuti nemici della stabilità politico-religiosa.
LA PERSECUZIONE PIU' FEROCE DELLA STORIA
Galerio, uno dei due "Cesari", accorgendosi che a nuova fede cristiana si era diffusa anche fra i suoi militari e temendo che i princìpi del cristianesimo potessero indurre i soldati a non usare le armi, spronato dalla madre Romula, convinse Diocleziano, che aveva dimostrato un atteggiamento tollerante nei confronti dei cristiani, della pericolosità della nuova religione. Ebbe così inizio la persecuzione più feroce della storia, in seguito ai severi editti di Nicomedia del 303 e del 304.
NESSUNA TOLLERANZA
Gli editti prescrivevano che i cristiani non potessero godere d'alcuna distinzione o carica onorifica, dovessero essere sottoposti ad ogni genere di tormenti, indipendentemente dalla classe sociale d'appartenenza. Si proibiva loro di poter agire legalmente se fossero stati fatti oggetto d'ingiurie o avessero subito adulterio o furto; si toglieva loro, infine, qualsiasi diritto di libertà e di difesa.
LE TORTURE
La persecuzione contro i cristiani fu violenta e feroce. I crudeli istinti di Galerio lo spinsero a degradare i cristiani al rango di egregi o di perfettissimi; a punirli con le belve, col fuoco, con la croce; a non concedere che a rari privilegiati e quasi come un riguardo particolare, la decapitazione, che era il supplizio riservato alle persone di nobile origine.
L'ABDICAZIONE DI DIOCLEZIANO
Lattanzio, uno dei Padri della Chiesa, scrisse "La morte dei persecutori" in cui considerava le persecuzioni come delitti e i persecutori come volgari delinquenti. Fra le illegalità che si commettevano c'era l'abuso, odioso e infame, delle vergini cristiane. Tertulliano condannò questa pratica: "Quando voi condannate una cristiana al lenone anziché al leone. riconoscete che la macchia della disonestà è per noi la più atroce d'ogni pena e d'ogni morte". La persecuzione si attenuò dopo l'abdicazione di Diocleziano, nel maggio del 305, ma si protrasse fino al 311 quando fu pubblicato l'editto di Galerio, Licinio e Costantino che concedeva la libertà di culto alla religione cristiana.
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