Il Codice, che fu denominato "Papadopulo" e pubblicato, oltre che dal Gaetani anche dal Can. G. Di Giovanni, concorda con le memorie su S. Lucia lasciateci sia da S. Gregorio Magno nel "Sacramentario" nell'Antifonario", sia da S. Adelmo nel suo poema "De laudibus virginum". Degno di nota è che il codice nel descrivere il supplizio di S. Lucia, a differenza degli Atti latini che parlano di rescissione della giugulare, riporta: "dette queste cose, le recisero il capo". La decapitazione, riservata ai condannati di nobile stirpe, narrata dal Papadopulo è confermata dal fatto che il corpo di S. Lucia presenta il capo separato dal busto: un particolare questo che depone a favore della maggior attendibilità storica degli Atti greci rispetto ai latini.

Mons. Lancia di Brolo nella sua "Storia della Chiesa in Sicilia" afferma che il Codice Papadopulo contiene gli Atti di S. Lucia senza errori ed incoerenze e presenta l'interrogatorio del Preside e le risposte delle Santa in tutta la loro semplicità e sublime bellezza, conformi a tutto quanto gli antichi Padri ricordano di S. Lucia; sicché si può ritenere siano stati composti sopra gli atti proconsolari subito dopo il martirio e sulle deposizioni delle persone che ne furono testimoni. "A mio parere" afferma il Lancia di Brolo "gli Atti di S. Lucia sono uno dei più bei testimoni della nostra storia".
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