LA FEDE DI LUCIA
Le parole che Lucia rivolse a Pascasio: "Coloro che vivono castamente e piamente sono tempio di Dio; lo Spirito Santo abita in essi", rispecchiano parole di San Paolo: "..... il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio". (I Cor.4, 19)

Nella Lettera ai Romani l'Apostolo scrive: "..... avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo Abbà, Padre!" (Rm 8,15) e nella Prima Lettera ai Corinzi: "..... i segreti di Dio nessuno li ha mai potuto conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato." (I Cor.2, ll-l2)

Nelle parole di Lucia si nota quanto intenso sia stato l'amore della sua anima nella ricerca di Dio. Secondo la concezione di S. Giovanni della Croce, l'anima, nella ricerca di Dio, riceve sì, molteplici illuminazioni e sentimenti, ma è nella oscurità della fede che raggiunge Dio nella sua essenza.

Questa presa di possesso della fede, diventa sempre più penetrante a misura che l'anima si avvicina a Dio per mezzo dell'amore. E attraverso tale amore l'anima di Lucia ha accolto Dio nella fede, in attesa di contemplarlo nella visione diretta della beatitudine eterna e questa "presa" della fede è commisurata all'amore, perché è l'amore che trasformando l'anima, rende la presenza di Dio sempre più vicina e la sua attrazione sempre più irresistibile costituendo così l'alba regale della visione eterna.
SANTA LUCIA TRA VENERAZIONE, GRAZIA E MARTIRIO
La narrazione del martirio di S. Lucia ci è pervenuta in una duplice relazione: quella degli Atti Greci e quella degli Atti Latini. A giudizio degli studiosi, i più attendibili sono gli Atti Greci, che vanno sotto il nome di Codice Papadopoulo.
Il codice racconta che Lucia giunse in visita al tempio della martire S. Agata per pregare insieme alla madre di nome Eutichia la quale era afflitta da una dura malattia. Mentre pregavano davanti al sepolcro della martire, Lucia fu presa da un sonno profondo e vide S. Agata, tra schiere di angeli, che le confidò che ormai la madre era completamente guarita dal suo male. Non appena Lucia rinvenne dal sonno, disse alla madre, con grande emozione, che ormai avrebbe voluto andare in sposa non ad un uomo mortale bensì ad un Uomo Immortale. La madre, ormai guarita, certo non poteva credere alle parole della figlia ma alla fine accondiscese alla sua volontà.
Quando Lucia tornò a Siracusa subito iniziò a distribuire le sue sostanze ai poveri e, non appena il suo sposo venne a conoscenza della decisione presa, la denunciò all'arconte Pascasio. Allora Pascasio si premurò di condurre Lucia davanti al tribunale, le ordinò di sacrificare agli dei ma a nulla valsero i suoi rimproveri. Quindi furioso, ordinò ai lenoni di prenderla affinché morisse nel disonore. Un gran numero di soldati la sottoposero a prove terribili.
Tentando di spingerla violentemente verso un luogo infame, Lucia rimase immobile perciò Pascasio comandò che la cospargessero di urina; allora aggiogati i buoi, tentarono di trascinarla, ma neanche ricorrendo a ciò riuscirono a smuovere la Vergine di Cristo, che lo Spirito Santo manteneva immobile.
Pascasio, furibondo, ordinò che si accendesse del fuoco attorno a lei e che vi si gettassero pece, resina, olio e fascine, affinché fosse presto consumata la Vergine che li confondeva. Vedendo che neppure questa pena riuscì a smuovere Lucia dai suoi propositi, Pascasio la condannò al martirio per decapitazione. Nel luogo in cui la Santa depose il suo Spirito, i suoi concittadini edificarono a lei un tempio, nel quale i fedeli accorrono in preghiera.
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