Siamo nell' "Anno paolino". Il nostro Arcivescovo, pubblicando la Lettera Pastorale dal titolo "Sulle orme dell' Apostolo Paolo", ha tracciato le coordinate del cammino di tutta la comunità diocesana in questo anno ispirato alla figura e all'insegnamento di San Paolo. Noi intendiamo fare una riflessione "luciana" mettendo in evidenza come Santa Lucia, con le sue scelte di vita, si sia posta sulle orme dell'Apostolo Paolo.
IL MARTIRIO
Anzitutto il fatto più importante che accomuna Santa Lucia con San Paolo è evidentemente il martirio. San Paolo, che ha soggiornato per tre giorni a Siracusa, ha certamente comunicato alla nostra gente il Vangelo della salvezza e ha sparso nella nostra terra il seme del cristianesimo: la sua totale dedizione a Cristo, che lo portava a identificare la sua vita con Cristo e che gli faceva dire: "Per me vivere è Cristo" (Fil 1,21), ha certamente affascinato e "contagiato" i Siracusani. E Santa Lucia è la siracusana più illustre che ha seguito le orme di San Paolo.
Ma il martirio è l'epilogo di una vita, è la conclusione coerente di una vita donata a Cristo: ha il coraggio di morire per Cristo solo chi è vissuto per Cristo. Allora, noi ci chiediamo: quali scelte di vita costituiscono il terreno su cui fiorisce il martirio? San Paolo compendia in pochissime parole la scaturigine profonda della sua donazione a Cristo, originata dalla constatazione stupefatta del Dono che Cristo ha fatto di se stesso all'uomo: "mi ha amato e ha dato se stesso per me" (GaI 2,20). La scelta del credente è consequenziale alla scelta di Dio che si dona all’uomo. Il mistero del Natale ci rivela questa scelta di Dio.
Per scoprire come il sentire di Santa Lucia si ispira a San Paolo, ripercorriamo gli Atti del martirio della Santa, e precisamente il codice "Papadopulo" che è la descrizione più attendibile della vita e del martirio della vergine siracusana.
LA LUCE
Il nome stesso di Lucia ci parla di luce. Per questo motivo i fedeli hanno scelto questa Santa come protettrice della vista fisica e spirituale, della luce degli occhi del corpo e della luce degli occhi dell' anima, della luce della fede. Santa Lucia è modello di fede, come si scopre nella sua vita e nel suo martirio secondo la descrizione degli Atti. Il tema della luce è molto presente nelle Lettere di San Paolo: l'Apostolo, nella F' Lettera ai Tessalonicesi, definisce i cristiani "figli della luce" (1 Ts 5,5).
E nella sezione parenetica della Lettera ai Romani porta una metafora bellissima: "La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce" (Rm 13,12). L'esortazione di San Paolo è fondata su un messaggio di speranza: quanto più la notte è inoltrata, tanto più è vicina la luce del giorno. Non dimentichiamolo quando gettiamo lo sguardo sulla notte rappresentata dalla eclissi dei valori dei tempi attuali. San Paolo e Santa Lucia, convogliando la nostra attenzione sulla luce, ci introducono nel mistero di Cristo, "Luce del mondo". Con queste parole Gesù si è presentato agli uomini: "lo sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12). Senza Cristo l'uomo brancola nelle tenebre, smarrisce il senso della vita, non sa più da dove viene e dove va, non conosce il perché della vita, perde le coordinate della sua esistenza.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II ci dice: "Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell 'uomo. [ ... ] Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del Suo Amore, svela anche pienamente l'uomo all 'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione". (GS 22).
VERGINITA' E CARITA'
Come si ricava dal codice "Papadopulo", alla base di tutta la vita di Santa Lucia sta la sua scelta radicale di amore a Cristo, la sua consacrazione totale al Signore nella verginità. Così dice lei alla madre Eutichia: "Ora questo solo ti chiedo, che tu non mi parli più di sposo, né volere da me frutti caduchi".
E intimamente connessa con questa scelta è la donazione dei suoi averi ai poveri. Dice ancora Lucia alla madre: "Dona a Cristo mentre sei in vita ciò che hai acquistato o che hai promesso di darmi".
Verginità e carità sono interconnesse: il senso della verginità è l'amore profondo a Cristo e a coloro dove Cristo è maggiormente presente, cioè i poveri. Santa Lucia è stata denunciata come cristiana dal suo pretendente perché deluso dopo che Lucia aveva fatto il voto di verginità e nello stesso tempo perché egli vedeva sfumare il ricco patrimonio di Lucia a causa della sua generosa liberalità a favore dei poveri.
Ebbene, sia della verginità sia della carità San Paolo è maestro e testimone: le sue Lettere sono eloquentissime in questa duplice direzione.
Nella prima direzione, in ordine alla verginità, basta leggere, nella I Lettera ai Corinzi, la descrizione della verginità che consiste nell 'avere un cuore indiviso: "Chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso" (1 Cor 7,32-34).
La verginità è un ideale per alcune persone chiamate dal Signore: San Paolo, mentre la esalta, afferma che non è la vocazione di tutti: "Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro" (1 Cor 7,7). Santa Lucia ha il dono della verginità: la sua scelta è un dono di Dio.

Nella seconda prospettiva, in ordine alla carità, troviamo, disseminate nelle Lettere dell' Apostolo, le esortazioni alla carità: "Siate solleciti per le necessità dei fratelli" (Rm 12,13). E l'Apostolo propone il Signore come modello di carità: "Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef 5, 1-2).
In riferimento alla carità particolarmente verso i poveri, con queste parole è presentato Gesù Cristo come modello quando l'Apostolo organizza una colletta a favore dei cristiani di Gerusalemme: "Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor 8,9).
Santa Lucia ha donato ai poveri il suo patrimonio e la ricchezza del suo amore. La sopra citata espressione di San Paolo costituisce per noi una suggestiva lettura del mistero del Natale.
Gesù Cristo, era ricco perché Dio, e si è fatto povero perché si è incarnato prendendo la nostra povera natura umana (la povertà radicale del Natale sta nel fatto che il Figlio di Dio si è spogliato delle sue prerogative divine ed è divenuto uomo mortale: cfr Fil 2,7); lo scopo di questa scelta di Dio è quello di voler rendere l'uomo partecipe della vita divina, cioè di arricchire infinitamente l'uomo.
IL CRISTIANO: TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO
Il culmine del processo contro Santa Lucia, secondo la descrizione del codice Papadopulo, è raggiunto quando lei parla della inabitazione dello Spirito Santo.

"Oh, dunque tu credi - disse Pascasio - di avere lo Spirito Santo?
Lucia rispose: “L'Apostolo ha detto: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi". Pascasio disse: "Ti farò condurre in un luogo infame, e quando comincerai a vivere nel disonore, cesserai di essere il tempio dello Spirito Santo". Lucia disse: "Non viene deturpato il corpo se non dal consenso della mente. [ ... ] Che se tu ordini che io subisca violenza contro la mia volontà, sarà duplicata la corona della mia castità".

Santa Lucia cita espressamente il brano della I Lettera di San Paolo ai Corinzi (cfr. 1 Cor 3,16-17).
Noi notiamo, in Lucia, la consapevolezza gioiosa di essere tempio di Dio, il suo santo orgoglio per questa dignità altissima, unitamente alla sua ferma volontà di non dissacrare questo tempio vivente.
San Paolo, e di conseguenza anche Santa Lucia, hanno coscienza di essere tempio di Dio perché vitalmente uniti a Cristo sì da formare un solo corpo, e Cristo è il tempio vero di Dio perché in Lui "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Gesù stesso preannuncia la sua risurrezione con parole che richiamano la realtà del suo corpo che è tempio di Dio: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2,19).
LA FORTEZZA CRISTIANA
Una caratteristica particolarmente affascinante di Santa Lucia è la sua fortezza morale. Niente e nessuno riesce a smuoverla dal suo proposito di rimanere fedele a Cristo. Il racconto riportato dal codice ci descrive che né con la forza dei soldati né con la forza dei buoi fu possibile trascinarla via. È una descrizione emblematica che simboleggia la fortezza del suo animo, dono dello Spirito Santo. Così continua la narrazione:
"Allora Pascasio, furioso, comanda ai lenoni di prenderla e di adunare a vergogna di lei tutta la plebaglia, affinché le fosse fatto oltraggio e morisse nel disonore. Ma quando si tentò di trascinarla verso il luogo infame, lo Spirito Santo le diede tale immobilità che nessuno riusciva a smuoverla dal sito in cui era.
Si aggiunse un gran numero di soldati, che la spingevano violentemente; anch'essi sfiniti dal grave sforzo, venivano meno, mentre la Vergine di Cristo restava immobile. [ ... ] Indi Pascasio ordinò che si aggiogassero dei buoi per trascinarla, ma neanche ricorrendo a ciò riuscirono a smuovere la Vergine di Cristo, che lo Spirito Santo manteneva immobile"
.
Questa consapevole fortezza di Lucia corrisponde all'insegnamento e alla testimonianza di San Paolo.
L'Apostolo esortava i cristiani: "Siate forti nella tribolazione" (Rm 12,12). E insegnava che "lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza" (Rm 8,26). Il suo indomito coraggio nelle avversità, la sua tenace resistenza nelle persecuzioni, la sua fermezza nell'affrontare pericoli di ogni sorta lungo i viaggi per evangelizzare, costituiscono un modello di fortezza morale.
Questa fortezza ha in Dio la sua sorgente: si tratta della "potenza straordinaria che viene da Dio" (cfr 2 Cor 4,7): "Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi; portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale" (2 Cor 4,8-11).
Con San Paolo, Santa Lucia ci dice con la sua vita e con il suo martirio: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo?" (Rm 8,35).
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